AUTOSTIMA: LA SUA PROFONDA ESSENZA E COME INIZIARE A CONTATTARLA

Si sente parlare spesso di autostima, è una parola che, soprattutto negli ultimi tempi, viene sempre più frequentemente utilizzata sui social, in tv e ormai ovunque si può leggere o ascoltare consigli per “migliorarla”, “aumentarla” e iniziare a camminare nella propria vita con più serenità, sicurezza e pace interiore.

Ma proprio per questo, a mio avviso, è sempre più facile rischiare di creare intorno al suo profondo significato un po’ di confusione o alcuni fraintendimenti.

VIAGGIO NELL’AUTOSTIMA

Proviamo insieme a fare un po’ di chiarezza…

Le radici di questa sorta di confusione potrebbero fondarsi in alcuni aspetti su cui vale la pena ragionare.

Andiamo per gradi.

Secondo gli studi l’origine dell’autostima si colloca nei primissimi anni di vita, quando il bambino inizia a raccogliere le attenzioni delle persone attorno a lui e in base a quelle inizia a percepirsi.

Questo esatto momento è anche il momento in cui, facendo riferimento al concetto di “Matrix” introdotto dal Dott. Michael Hall fondatore della Neurosemantica e basato sulla psicologia dello sviluppo, inizia a crearsi la “matrice del sé”, la prima di tutte le matrici, e di cui l’autostima è parte integrante.

Come sostiene il Dott. Hall, e spiega approfonditamente Lucia Giovannini nel suo libro Tutta un’altra Vita, probabilmente la confusione può nascere soprattutto dal termine stima.

Infatti, all’interno dei nostri significati, stimare implica fare una valutazione.

E quando questo avviene in diversi ambiti come ad esempio fare una valutazione di un locale, di un gioiello, di un quadro ecc, di solito c’è un esperto a cui ci rivolgiamo che fa una stima del valore di ciò che gli abbiamo sottoposto.

Ma in questo caso, quale è il valore di un essere umano? E chi sarebbe l’esperto perito? E qual’ è il metro che dovremmo usare per la valutazione?

Si parla di auto-stima perciò, in questo caso, “l’esperto perito” dovremmo essere noi.

Siamo noi infatti che, attraverso questo processo soggettivo di autopercezione che si protrae nel tempo e che prende il nome di autostima, apprezziamo e diamo un valore a noi stessi.

Allora diventa molto importante chiedersi, che parametri stiamo usando per stimare il nostro valore?

In base alla cultura, alla società, alle nostre esperienze di riferimento ognuno di noi probabilmente può usare, o sta usando, parametri diversi… (per qualcuno potrebbe essere in base a quanti amici ha, per qualcun altro in base agli obbiettivi raggiunti, la posizione lavorativa, il denaro, la casa, la macchina, l’aspetto fisico o le qualifiche conseguite ecc…)

Alice W. Pope, ricercatrice di psichiatria infantile, definisce l’autostima come la differenza tra l’immagine che si ha di sé stessi e l’immagine che vorremmo avere.

E forse anche la parola immagine, esattamente come la parola stima, potrebbe generare in noi un po’ di confusione.

Infatti questo termine, nella lingua italiana, implica un immediato rimando proprio alla forma esteriore delle cose, a ciò che può essere percepito da fuori attraverso il senso della vista.

E noi, arrivati ad oggi, su cosa fondiamo questa immagine?

Certo quando eravamo bambini, nei nostri primissimi anni di vita, proprio quando ha avuto origine la nostra autostima e non avevamo le capacità cognitive per avere grandi e diverse consapevolezze, questa “immagine” si è creata in base alla percezione di noi stessi legata alle reazioni, gli atteggiamenti e le attenzioni delle persone che ci circondavano.

E proprio in quel momento tanto delicato in cui iniziavamo a chiederci: Chi sono? Sono Ok? Le “risposte” ci arrivavano da fuori e, sempre in base a questo meccanismo, piano piano crescendo, abbiamo incominciato a mettere “etichette” sulla nostra identità: sei bella, sei buona, sei brava, sei brutta, sei cattiva, sei davvero intelligente, sei stupida, sei simpatica, sei divertente, sei noiosa, sei invadente ecc..

Ma ora che siamo diventati adulti, che abbiamo differenti capacità cognitive, ora che possiamo avere gli strumenti per comprendere, per scegliere e, di fatto, per ricodificare quelle etichette, su cosa si basa l’immagine che abbiamo di noi e quella che invece vorremmo avere?

Ora, su cosa scegliamo di basare la nostra autostima?

Sull’aspetto fisico? Sui traguardi raggiunti?

Sulla quantità di successi accumulati in diversi ambiti della vita? Su ciò che possediamo? Sull’approvazione o le opinioni degli altri? Sulla quantità dei presunti “errori” commessi?

Si fonda tutt’ora su qualcosa che arriva da “fuori”?

Se prestiamo attenzione a ciascuna delle ipotesi sopraelencate, ci possiamo rendere conto che ognuna si basa sempre su qualcosa di esterno, ma soprattutto implica anche una condizione…

E’ davvero saggio basare la nostra autostima su condizioni esterne che, in quanto tali, un giorno potrebbero cambiare o ci potrebbero essere tolte? Possibile che la vera autostima sia davvero questo?

Ogni parametro che possiamo usare, se è esterno, di per sé è necessariamente anche fluttuante e, per propria natura, impermanente.

Razionalmente questo ognuno di noi lo sa, ma nonostante ciò nella nostra vita, ogni giorno, ci comportiamo sempre più spesso in maniera tale da fare di tutto per alzare l’asticella di quei parametri esterni, ma poi quando si modificano, cambiano completamente o svaniscono, come reagiamo?

Ci sentiamo forse tristi, “falliti”, con sempre meno entusiasmo e motivazione? Ci sentiamo forse anche più sfiduciati nei confronti di noi stessi e della vita?

Penso che ognuno di noi abbia sperimentato almeno una volta nel corso della propria esperienza quanto, l’appoggiare la propria autostima su questi parametri esterni sia stato estremamente poco saggio e, in alcuni casi, anche “doloroso”.

La vera autostima è amore profondo per sé stessi, un amore che è incondizionato, e non condizionato dalle nostre performance o dalla realizzazione dei nostri obbiettivi.

Spesso infatti si tende a confondere l’autostima con l’autoefficacia, (ovvero la fiducia nelle proprie capacità di fare e di agire).

Ma sempre per citare il modello “Matrix” del Dott. Hall e il libro Tutta un’altra vita di Lucia Giovannini, l’autostima, come abbiamo visto, si trova nella matrice del sé, mentre l’autoefficacia nella matrice del “potere personale”, che è la seconda matrice a crearsi nel naturale processo psicosociale di sviluppo del bambino.

Benché, ovviamente, entrambe siano strettamente e intimamente collegate e si nutrano a vicenda, è importante tenere sempre nella nostra mente e nel nostro cuore che l’autostima ha a che fare con l’essere mentre l’autoefficacia con il fare e, per questo, non sono la stessa cosa.

Il presupposto di entrambe è la consapevolezza, e infatti è su questa che risulta fondamentale porre l’attenzione, ma potremmo dire che per quello che riguarda l’autostima, si tratta della consapevolezza di riconoscere e riuscire a far leva sul proprio essere, sulla propria essenza profonda, su ciò che siamo in quanto esseri umani e sull’unicità che custodiamo dentro di noi in quanto tali, indipendentemente dai vari successi ottenuti nei diversi ambiti della vita.

Mentre per quello che riguarda l’autoefficacia potremmo dire che si tratta della consapevolezza di riconoscere e riuscire a utilizzare le proprie risorse, i talenti, le proprie abilità e competenze, avere fiducia nei propri mezzi, nelle proprie capacità di scelta e gestione delle situazioni.

Il nostro essere, la nostra vera essenza, non può venire sminuita o intaccata da quei pochi o tanti “sbagli” che riteniamo di avere compiuto, il nostro essere, la nostra essenza è sacra, esattamente come lo è ogni cosa in natura, un filo d’erba, un albero, un animale…

Come esseri umani, l’unico nostro vero “istinto”, se così lo vogliamo chiamare, è quello di imparare e per imparare, in un qualche modo, dobbiamo “sbagliare”, esattamente come abbiamo fatto quando eravamo bambini prima di riuscire a camminare, siamo caduti e ci siamo rialzati per diverse volte, senza per questo sentirci falliti.

Ed esattamente la stessa cosa dovrebbe avvenire per le eventuali “cadute della vita”.

In quanto esseri umani siamo ovviamente perfettibili, ma la nostra essenza è già perfetta.

Possiamo essere fallibili in alcune situazioni, ma non per questo sentirci falliti.

PERCHE’ L’AUTOSTIMA E’ COSI’ IMPORTANTE? IL PRIMO PASSO PER RICONTATTARE LA SUA VERA ESSENZA

E’ proprio nell’autostima che risiedono alcune tra le radici più profonde del nostro benessere complessivo.

Avere chiaro il valore del nostro “essere” al di là del nostro “fare”, è il primo passo per far sì che queste radici siano salde e forti.

Questa consapevolezza può essere alimentata fortemente stando a contatto con la natura, permettendosi di osservarla con gli occhi del cuore, mettendosi in una sorta di contemplazione del creato che ci circonda.

Osservare profondamente un albero, un fiore, un tramonto, un animale, risveglia in noi antiche reminiscenze che possono esserci davvero d’aiuto nella percezione della loro stessa essenza perfetta anche dentro di noi.

Darsi tempo di stare in contatto con gli elementi naturali è senza dubbio il primo passo da fare per ritrovare quel senso di connessione, chiarezza, serenità e centratura.

Abbiamo visto che autostima e fiducia nel proprio senso di efficacia e nel riuscire a traguardare diversi obbiettivi, non sono né sinonimi né la stessa cosa.

Ma abbiamo detto al contempo che, nonostante questo, sono strettamente legate.

Uno degli aspetti che lega l’autostima all’autoefficacia è il fatto che la prima può funzionare come una sorta di particolare lente che ingrandisce o rende più piccola la seconda.

Infatti se perdiamo di vista tutta l’incredibile forza che abbiamo dentro al nostro essere (semplicemente in qualità di esseri umani), potremmo rischiare di cadere in quella pericolosa trappola che ci porta ad evitare di prendere scelte o agire, per eccessivo timore di commettere errori, creando in questo modo un blocco alle nostre esperienze, al nostro benessere e al senso di realizzazione e appagamento nella nostra vita.

Anche un forte senso di autoefficacia in diversi ambiti della nostra vita può contribuire ad attivare o incrementare la stima di noi stessi, perché ovviamente non siamo fatti “a settori” o a “compartimenti stagni”, e tutto in noi è sempre unito e collegato, ma in questo articolo ci tenevo a sottolineare che l’autostima, quella più profonda e autentica, origina da qualcos’altro, e non può essere facilmente corrotta o condizionata da avvenimenti esterni.

E’ saggio mettere radici forti nell’albero interno della nostra autostima, radici che abbiano a che fare con la natura e l’essenza del nostro essere, per non rischiare che quell’importante albero si spezzi durante le possibili tempeste o uragani della vita.

ALCUNI PASSI PER DARE VITA AD UNA SANA AUTOSTIMA

  • Trascorri del tempo in mezzo alla natura (osservala, contemplala, fino ad arrivare a percepire profondamente che anche tu fai parte di tutto questo magico creato, non sei di meno né di più di nessun essere vivente, tu sei uno con tutte le creature e la tua essenza è perfetta, sacra e integra).
  • Distingui ciò che sei da ciò che fai (alcuni giorni o in alcune occasioni possiamo sbagliare qualcosa o avere qualche atteggiamento di cui possiamo non essere pienamente soddisfatti, ma questo non decreta ciò che siamo, e appena ce ne rendiamo conto possiamo sempre migliorare e fare diverso la volta successiva. Non è necessario abbattersi o sentirsi “falliti”)
  • Saluta il perfezionismo (volere fare le cose sempre in maniera perfetta è solo un’idea, un’aspettativa creata dalla nostra mente che spesso poi ci porta a sperimentare tensione e sofferenza. Quando nelle nostre azioni mettiamo amore per ciò che facciamo e il nostro più sentito impegno, è già più che sufficiente, e questo è ciò che davvero conta, al di là dei risultati relativi che possiamo ottenere in un determinato momento).
  • Fai davvero luce sulle opinioni delle altre persone (Alice W. Pope ci insegna che alla base di una sana autostima ci sono anche alcuni schemi cognitivi legati alla nostra capacità di comprendere i punti di vista e i sentimenti degli altri. E’ importante diventare consapevoli che ogni persona, in base al suo vissuto, può dare opinioni o avere giudizi in merito ad ogni cosa, ma questi non sono universali, sono semplicemente personali, e noi non possiamo sentirci sminuiti da essi, o sentirci responsabili di ciò che possono pensare le persone di noi. Agiamo con purezza di intenti ed onestà, rimaniamo ricettivi verso i consigli o le opinioni che contribuiscono alla nostra crescita e miglioramento, ma ricordiamoci sempre che non siamo inferiori o superiori a nessuno e che la stima di noi stessi è sempre nelle nostre mani)
  • Accogli ogni parte di te (tutto ciò che sei è qualcosa di unico, tu sei una splendida/o figlia/o dell’universo, amati per quello che sei senza darti o obbligarti ad alcuna condizione)
  • Bando alle frasi di autosvalutazione (spesso sottovalutiamo il modo in cui parliamo e parliamo a noi stessi, ma tutto ciò ha una potenza e un’importanza incredibile nel modellamento e creazione della nostra realtà interna ed esterna che andremo a vivere. Prova ad osservare in ogni tua giornata quando anche solo per scherzo esprimi a te stessa/o parole o frasi di critica o di svalutazione e ogni volta in cui capita, fai un bel sorriso, prendi un respiro profondo, genera la frase opposta ed esprimila!)
  • Sancisci le cose belle (spesso siamo portati a focalizzarci solo su ciò che non è andato proprio come desideravamo o sulle cose da migliorare, per questo è importante ogni giorno portare la propria attenzione consapevole sulle cose belle e quelle andate bene. Ogni sera scrivi almeno una cosa bella a cui hai dato origine o che hai contribuito a creare durante la tua giornata. Che sia piccola o grande non ha importanza, essa è la tua sacra manifestazione concreta in quella determinata giornata della forza e magnificenza di ciò che sei. Congratulati con te stessa/o e addormentati con un bel sorriso).

AUTOSTIMA E POSSIBILI “DISARMONIE”

Nel mio cammino ho conosciuto diverse persone che pur essendo molto efficaci in differenti ambiti della loro vita, ad ogni successo raggiunto tendevano a svalutarlo, sminuirlo e a non concedersi di viverlo pienamente perché era come se, in un qualche modo, sentissero di “non meritarlo”.

(Per questo motivo si può sempre dire che l’autostima influenza e alimenta il nostro senso di autoefficacia, ma non sempre è vero anche il contrario).

Ho conosciuto persone profondamente insoddisfatte nei propri confronti, persone che hanno vissuto anni e anni della loro vita a prendere scelte per compiacere gli altri, o per ricevere quell’approvazione dalle persone per loro care o importanti, ignare di stare soffocando sé stesse.

Ho conosciuto persone incapaci di dire dei no, persone che non sapevano chi erano, quali erano i loro valori profondi e ciò che volevano.

Persone che hanno vissuto per anni nella paura del giudizio, nel senso di inadeguatezza e di inferiorità, che hanno sofferto in maniera davvero enorme e profonda per alcuni “insuccessi” o giudizi esterni.

Ho incontrato persone che avevano forti difficoltà a descriversi, riconoscersi e farsi riconoscere e altre che incolpavano le persone che le circondavano per i propri “sbagli”, perché confondevano quei presunti errori con il proprio valore intrinseco.

E poi, di contro, ho incontrato persone prepotenti, arroganti, che schiacciavano gli altri e non davano loro lo spazio di esprimersi, lo spazio per essere.

Persone eccessivamente sicure di sé stesse, che si sentivano e percepivano migliori, “più degne” degli altri e che usavano la prepotenza per comunicare, per sminuire chi li circondava, per farsi valere e sentirsi dare ragione.

Persone narcisiste ed egocentriche che per raggiungere i propri obbiettivi erano disposte a mancare di rispetto o rasentare la disumanità.

Tutti questi esempi rappresentano, seppur in maniera differente, sfaccettature di diverse e possibili manifestazioni legate a un insano e disarmonico rapporto con la propria autostima.

Bé, io stessa almeno una volta nella vita posso essere stata alcune di queste persone, e tutti noi forse, almeno una volta, potremmo esserlo stati.

Ma ciò che è davvero importante comprendere, è che ogni genere di disequilibrio legato all’autostima, che esso sia “bassa autostima” o “autostima eccessiva” (più precisamente chiamata ipertrofica), e/o sostituzione con il senso di autoefficacia, non porta in nessun modo armonia e benessere in noi stessi e nel mondo.

Per tutti questi motivi diventa sempre più importante diventare consapevoli delle proprie dinamiche interne ed esterne, per potere riuscire, il prima possibile a integrare e migliorare tutti quegli aspetti di noi che stanno bloccando in un qualche modo, la realizzazione della nostra vera serenità e del nostro pieno potenziale.

E questo è profondamente importante per riuscire a stare meglio prima di tutto noi stessi e per potere contribuire poi, grazie alla nostra maggiore consapevolezza, autostima, centratura e soddisfazione personale, al benessere del mondo.

Ognuno di noi ha il potere di farlo, ognuno di noi può scegliere le modalità più congeniali e affini a sè, o può chiedere il necessario e adeguato supporto e confronto, ma la cosa davvero importante è non fermarsi, non bloccarsi, c’è sempre una splendida possibilità che ci aspetta, c’è sempre una luce anche nei momenti più bui…

Diamoci sempre il modo di vederla o cercarla.

Diamoci sempre modo di sentirci adeguati, sicuri, meritevoli e all’altezza della vita che desideriamo.

Diamoci sempre il modo di stare meglio ed evolvere.

Con il cuore

Sara

(Questo articolo non vuole in alcun modo essere un sostituto di un’adeguata diagnosi o terapia).